Sinossi 

La comunità torcellana si racconta nella vita di tutti i giorni. A Torcello non ci sono bancomat, né presidi medici, né supermercati. Per i suoi dieci abitanti è necessario adattarsi all’assenza di servizi, lavorare e convivere con l’affollamento turistico che, soprattutto nei mesi estivi, accorre a visitare le bellezze artistiche dell’isola: la Basilica di Santa Maria Assunta, la chiesa di Santa Fosca, il trono di Attila e il meraviglioso paesaggio visto dall’alto del Campanile. Torcello è un colpo d’occhio sorprendente nello scenario naturalistico armonioso e solitario della laguna veneziana, avvolto dalle nebbie invernali o soffocato dall’afa estiva, in cui dimorano le origini della Serenissima, recentemente scovate e studiate da Diego Calaon, archeologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e responsabile scientifico degli attuali scavi nell’isola. Gli autori della Flamingo Art Media hanno scelto il cinema-documentario come forma di racconto del reale e visione poeticamente umana della realtà, per narrare la storia millenaria dell’isola e, allo stesso tempo, farla coincidere con le piccole e grandi avventure dei suoi abitanti e con gli strati più intimi del suo paesaggio: forme, colori, profumi, suoni, silenzi, luci, riflessi e il mutare climatico delle stagioni. 

Un’isola, dieci abitanti

«Da sempre è il viaggiatore il primo fruitore della bellezza del paesaggio. È per questo motivo che ho scelto di fermarmi qui a Torcello. Come Ernest Hemingway, perché è il più bel posto al mondo». Questa è la condizione esistenziale vissuta dal noto scrittore americano e dagli abitanti e ospiti dell’Isola, quali: Paolo Andrich che ora risiede in un paradiso d’ispirazione nella casa-museo, dove hanno alloggiato gli zii artisti Clementina De Luca e Lucio Andrich; la signora Nicoletta Piccoli Emmer, proprietaria del negozio di Antichità e Arredi D’Arte, circondato da un incantevole giardino-storico; gli inseparabili e affabili Alfio e Sandra con la loro bancarella di souvenir, dinanzi alla Basilica; la signora Gianna che sorveglia dalle finestre di casa il leggendario Ponte del Diavolo (senza parapetto); monsignore don Ettore, parroco di Torcello e tutti i restanti pochi abitanti che sono la voce orgogliosa della forte appartenenza e legame con l’isola.